Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo vulnerabili, confusi, sopraffatti, o abbiamo relazioni difficili, problemi in famiglia, o sentiamo la voglia di cambiare qualcosa nel nostro quotidiano e vorremmo un aiuto.

A chi ci rivolgiamo?

Counselor o psicologo?

Il counselor (o counsellor) si propone di offrire sostegno, ascolto, aiuto nell’elaborazione e nel trovare le proprie risorse personali in situazioni di difficoltà. Questo per persone sane, senza rivolgersi a chi ha veri e propri disturbi clinici.

Individual-Counseling

Questo servizio è tutt’altro che semplice e necessita di una preparazione solida – umana e teorica …ed è esattamente la definizione del lavoro dello psicologo.

Lo psicologo clinico aiuta persone sane in momenti di difficoltà, usando lo strumento della parola e della relazione.

Neanche lo psicologo tratta la psicopatologia!

Quella è la differenza tra psicologo e psichiatra&psicoterapeuta. Solo lo psicoterapeuta e lo psichiatra trattano la patologia.

(Esistono anche psicologi con particolari specializzazioni, come lo psicologo del lavoro o di comunità, che comunque non trattano la patologia.)

Il fatto che una difficoltà non sia una patologia non vuol dire che non abbia una profonda incidenza sulla vita di una persona e che non sia un lavoro delicatissimo. Pensate a lutti, difficoltà coniugali o coi figli, crisi varie della vita, difficoltà personali di vario tipo… il modo in cui questo viene elaborato può far sì che la vita della persona prenda una direzione o un’altra!

Nei paesi anglofoni il titolo di psicologo si traduce, guarda caso, in ‘counselor’, titolo che richiede una laurea specialistica, esame di stato ecc. Lo ‘psychologist’ ha un dottorato di ricerca.

Immaginate che qualcuno, in Italia, apra scuole di medicina generale in weekend mensili, diplomi autonomamente dei ‘physicians’ invece di chiamarli medici, e li mandi a fare ambulatorio generico per disturbi apparentemente comuni… Ci andreste? vi sembrerebbe normale?

Molte persone che affluiscono alle scuole di counseling hanno grande sensibilità e certamente sanno aiutare gli altri in un certo grado… di alcuni ho pensato che sarebbero potuti diventare ottimi psicologi …ma questo non sostituisce una preparazione solida! Nel mio studio ho visto i limiti di diversi interventi di counseling.

Non sono da biasimare gli studenti, poi operatori, delle scuole di counseling, ma le scuole stesse che fanno disinformazione, sfruttando la lasca situazione legale italiana e la cultura psicologica pressochè assente. E’ assai improbabile che i dirigenti/fondatori delle scuole di counseling semplicemente non sappiano cosa, per legge, fa lo psicologo.

A parte la bufala che basti non lavorare con la malattia, è passata l’idea che quello che ha studiato lo psicologo non sia necessario per il ‘comune counseling’. Inoltre l’approccio olistico non c’è nelle università. Quindi eliminiamo quasi tutta la preparazione di base e saltiamo ad imparate la relazione d’aiuto!

L’illusione di saper aiutare quel qualcosa di miracolosamente complesso che è la vita umana senza quella, seppur incompleta, conoscenza ad oggi disponibile è il sogno che le scuole di counseling vendono prontamente. Spesso anche in buona fede.

Infine la questione principale: nel nostro Paese c’è questo paradosso, di una crescente domanda di benessere psicologico ma, al contempo, di grande diffidenza verso lo psicologo (‘io non sono malato/a!’). Questo ha creato un diffuso allontanamento dagli psicologi e una crescente offerta di counselors.

…Che dire?

Se vai dallo psicologo non sei malato: se una persona sana e piena di risorse interiori, che vuole stare meglio… e, col giusto sostegno, ci riuscirà!

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