Metta“, il primo dei Quattro Incommensurabili (qualità) predicati dal Buddha, si traduce generalmente con Gentilezza Amorevole.

Spesso ‘gentilezza amorevole’ viene pronunciato quasi con imbarazzo da chi si approccia agli insegnamenti buddhisti o che ricorrono fortemente a questo concetto (come quelli del maestro Choa Kok Sui).

Ma perchè gentilezza amorevole? Perchè non semplicemente ‘amore’?

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Questa espressione ci chiama a una riflessione.

Non sarà questa una disamina storica, ma di significato riportato ai giorni nostri.

 

Amore è un termine di cui si abusa molto. Tanto da comprendere un po’ di tutto.

Uno può amare le giornate di sole, i romanzi polizieschi, Mozart e quant’altro lo appassioni o gli sia particolarmente gradito.

Si può certamente amare qualcuno, ma l’amore di cui si parla di solito è quello passionale, di coppia, in cui vi è una componente di bisogno, attaccamento, aspettativa, paura della perdita, gelosia ecc.

In questo senso l’amore ha un valore desiderante, del volere una certa esperienza o essere ‘per sè’ e ‘più ce n’è meglio è’. In una terminologia giornalistica particolarmente contestabile ma decisamente indicativa, si usa anche dire ‘omicidio per troppo amore’.

 

Esiste poi un amore in cui si augura semplicemente il meglio per la persona amata, gli si dedica attenzione e cura amorevole.

Un sentimento privo di condizioni, aspettative, attaccamenti e cupidigia.

Gli antichi greci, per distinguere l’amore passionale da quello incondizionato, avevano due sostantivi diversi – eros e agape. Così forse è per la Metta buddhista.

Parlare di gentilezza amorevole ci porta a metterci attenzione, a riflettere, a portare via la componente ‘inferiore’ di quello che chiamiamo amore e lasciare solo l’ottava più alta, l’amore altruistico.

Dire ‘gentilezza’ e non ‘amore’ ha inoltre una valenza attiva: la gentilezza ce la possiamo solo figurare nel contesto di un’azione, di un comportamento, di un tratto del carattere (definito da azioni).

Mentre l’amore può essere contemplativo, la gentilezza ci chiama ad agire.

E’ così che meditare sulla gentilezza amorevole diventa una meditazione attiva.

 

La gentilezza è inoltre una qualità intrinseca, è uno stato d’essere, non è riferita ad intenzione, effetto, ricevente o giudizi esterni.
La gentilezza amorevole ci porta ad ‘essere nel cuore’ e nel presente, irradiando amore e benevolenza.

Amore incondizionato, amore in azione, amore come stato d’essere: questa è una preziosa chiave di lettura della Metta.